STRIP-MELODY presentato nella rassegna itinerante
+39: CALL FOR ITALY

Live Performances, Video Screenings, Urban Installations from modern Italian Electronic Art&Design
Progetto a cura di
Marco Mancuso con la collaborazione di Claudia D’Alonzo (video screening)Nel solco della tradizione Italiana della cultura del design e del progetto, estesa alle più moderne forme di arte e creatività audiovisiva legate all’utilizzo del digitale e dei nuovi media, la rassegna "+39" vuole rappresentare un momento di riflessione, un punto fermo, sull’evoluzione artistica compiuta da alcuni tra i principali protagonisti della più recente "scena" elettronica Italiana. Senza alcuna ambizione celebrativa, ma con la profonda consapevolezza del valore intrinseco dei progetti e dei protagonisti presentati, la rassegna "+39", articolata attraverso una serie di performances, rassegne video e installazioni urbane, costituisce al contempo la prima ampia retrospettiva su quegli artisti, musicisti, designers, video makers, vjs e programmatori che nel corso degli ultimi 10-15 anni hanno compiuto in Italia un percorso consapevole di crescita e maturazione di linguaggi ed estetiche nell’ambito della sempre più diffusa cultura del digitale e dei new media.
"+39" è quindi la prima occasione, in un contesto di assoluto prestigio internazionale come il Festival Cimatics di Bruxxels, in cui un intero movimento di creativi e professionisti Italiani che lavorano con il digitale, si costituisce, si riconosce e si propone prepotentemente come "scena". Termine abusato, amato e odiato, ma indicativo di una corrente culturale-artistica e di un collante ideologico-creativo che unisce esperienze umane e professionali, contesti e percorsi anche profondamente diversi tra loro, la "scena" elettronica Italiana è oggi pronta a proporsi a livello internazionale e a confrontarsi con i principali protagonisti e maestri. Ben lungi dall’essere una rassegna completa ed esaustiva, "+39" ha quindi lo scopo primario di palesare l’esistenza di un movimento, mostrare un immaginario estetico, indicare una metodologia di lavoro e di progettazione legata al paese Italia e ai suoi protagonisti.
Lo spettatore consapevole riconoscerà quindi tracce della tradizione Italiana documentarista e video-attivista nel progetto di live-cinema-vjing Urban Skin del pionieristico collettivo Ogino-Knauss, un lavoro che deriva da una lunga pratica di esplorazioni dello spazio urbano globale e indaga il valore semantico della città come sistema di superfici comunicanti: un saggio di "dermatologia urbana" in forma di live media. Così come palese risulta l’approccio fortemente progettuale e di design sia nel live op7 del collettivo otolab, progetto audio-video in cui l’approccio metodologico e accademico alla musica elettronica
e alla scenografia visiva sono fortemente integrati in un’esperienza sinestetica incentrata su un’analisi moderna dell’arte optical, che nell’intervento urbano audio-video (curato dallo studio di design e artisti Lab[au] presso le Doxia Tower a Bruxxel) di Limiteazero, duo di designer e architetti che rappresentano oggi i principali rappresentanti a livello internazionale del design italiano applicato alle nuove tecnologie, all’utilizzo del codice, alla ricerca audiovisiva, all’interattività. E ancora, Quayola, Kinotek e il duo Postal M@arket/Daniele Lazzarin rappresentano, a titolo differente, alcuni tra i più validi esempi di come la scuola della grafica, del video, della musica elettronica e della cultura di videogiochi si sia evoluta in Italia grazie al contatto con esperienze accademiche da un lato e con la cultura underground dei club dall’altro. Graphic design, animazioni digitali, hacking di game-consolle e improvvisazione djing e vjing rappresentano quindi gli elementi portanti sia del progetto live audio-video Path to Abstraction di Davide Quagliola, che vjset IAND di Mattia Casalegno e nell’estetica audiovideo 8 bit di Postal M@arket e di Daniele Lazzarin
Il progetto presentato da Digicult al festival Cimatics, si caratterizza infine per una ricca e varia rassegna di video curata da Claudia D’Alonzo, membro del collettivo e della redazione di Digicult. La potenzialità del video screening proposto risiede nella visione ampia e completa di tutte le forme di creatività associata al video d’autore, al videoclip, alla sinestesia audiovisiva di ricerca fino ad arrivare alla grafica d’animazione e all’illustrazione. Niko Stumpo, Fabio Franchino, Blu, Mylicon/en, Zimmerfrei, Hfr-Lab, Progetto Antenna, Virgilio, Vinz Beschi, 47th Floor, Elec alcuni degli artisti e professionisti presenti, per un progetto che ha l’ambizione di essere successivamente stampato e distribuito come supporto Dvd.
Marco Mancuso
La matrice comune dei lavori presentati è l’interazione tra suono e immagine in movimento, elemento di intersezione tra artisti che lavorano e si muovono in campi anche molto diversi tra loro, invitati a creare in Digicult Video Screening un momento collettivo di confronto, un’occasione per fare il punto su una situazione fertile e sfaccettata e tracciare quindi un percorso unitario che esplori la molteplicità di produzioni elettroniche audiovisive che ha caratterizzato l’Italia nel corso degli ultimi anni. La rassegna include lavori che spaziano dalla video arte all’animazione, dalla grafica al video clip alla sinestesia audiovisiva, uno sguardo che abbraccia modalità ed approcci differenti, per seguire le molte accezioni assunte attualmente dalla definizione di audiovisivo.
Attraverso questo approccio si individua nel video clip una delle modalità attraverso la quale esercitare la narrazione, attraverso musica e immagini, tese quindi a tessere delle storie: come accade ad esempio nei lavori di "The rain" e "Spiritual Heading". "The Rain", nato dalla collaborazione tra il video artista e videomaker Virgilio Villoresi e l’illustratrice Ericailcane, costruisce, attraverso la tecnica dello stop motion, un ambiente di piccole cose, tracce di un delicato racconto sul desiderio accompagnato dal sound di Lou Rhodes (Lamb). "Spiritual Healing" è un videoclip del gruppo d graphic designers e video makers 47th floor, prodotto su musica degli Zu, viaggio gotico in un’animazione che ricorda i mondi folli e distorti di Hieronymus Bosch. La tecnica dello stop motion è reinventeta anche dal duo Elec in "Un re del mondo", tratto da un progetto installativo nel quale sequenze fotografiche di un essere meccanico sono composte in un video il cui montaggio è controllato dalle variabili del suono, dando vita a un unico brano audio-video nel quale la composizione continua a deviare da schemi prevedibili senza mai ripetersi.
Sembra una piccola favola Esheriana il video "Fino" realizzato da Blu, già membro del collettivo "OkNo", illustratore che giunge all’animazione per mettere in moto un disegno ininterrotto di forme che generano altre forme in un gioco visivo in costante divenire. Il video "Waltz 57", dell’illustratore, web-designer e film maker Niko Stumpo, segna invece un trait d’union tra computer grafica e animazione, inscenando un carillon di forme astratte che accompagnano con la propria danza lo sguardo dello spettatore in uno spazio visionario e disciolto. Un’estetica spiccatamente grafica è anche quella del video "Forming", del gruppo Progettoantenna, un'indagine attraverso l’animazione 3D intorno alla sottile linea di demarcazione che divide la creazione di una forma dal suo disfacimento: luci e ombre tracciano, tagliano e sviluppano figure che sono allo stesso tempo i pieni e i vuoti di un unico grande movimento liquido, in grado di delimitare e di ricreare.
I bolognesi Zimmer Frei trovano nel linguaggio audiovisivo un idioma comune tra teatro, musica, live cinema e performance: modalità espressive mescolate in lavori che esplorano una tematica cardine della videoarte, il tempo e la sua percezione, come nel loro lavoro "Sodium Pentathol", camera-car in soggettiva girato in un unico piano sequenza, nell’anello della città di Bruxelles. Fabio Franchino, artista che spazia dal video all’arte generativa, è presente con il video "Am i Born?", lavoro nel quale, attraverso un custom-software scritto dall’artista stesso, il suono controlla l’immagine creando un percorso poetico e intimista tra intarsi di forme, luci, pelle e corpo teso all’astrazione. Il gruppo Ogino Knauss, che da anni utilizza il mezzo video, il vjing e il live cinema per sperimentare una ricerca sul tessuto urbano, è presente con "Quantize This", tratto da una loro installazione per lo stadio milanese di San Siro commissionata dalla rivista Domus: un’indagine su Milano attraverso il concetto di "numero", come segno che caratterizza la città e ne scandisce il vissuto.
Il panorama urbano caratterizza anche la serie video dal titolo City Scan, del gruppo multidisciplinare di sperimentazione tra suono ed immagine Hfr-Lab. In questo progetto gli elementi architettonici diventano moduli audiovisivi da mixare e intersecare in una pratica a metà strada tra il graphic design e il vjing.
Dall’area del live media arriva infine il lavoro "Infonaturae 1.0", nato dalla collaborazione tra il musicista Emanuele Errante ed il video artista Mattia Casalegno, nella quale percorsi sonori e pixel in costante mutamento creano una morfogenesi in bilico tra organico ed inorganico. Di matrice performativa anche il video "Oakland", del gruppo Mylicon/en, che caratterizza la sua produzione per un’originale mescolanza tra dematerializzazione digitale e fisicità. In Oakland la fonte televisiva originaria viene a dissolta e sovrapposta fino a divenire flusso astratto di colori e suoni.
Chiude la rassegna il video "Strip Melody", del videomaker Vinz Beschi, che costruisce, attraverso la composizione di tasselli e frammenti video che riproducono volti ed espressioni di stupore e suoni onomatopeici da fumetto, la complessa partitura del brano "Stripsody di Cathy Berberian". Vinz Beschi realizza quindi un’originalissima sperimentazione nella quale voce, immagini, parole e ritmo diventano elementi da decostruire e ricomporre.
di Claudia D’Alonzo